Un SI convinto e deciso sul taglio dei parlamentari!

A pochi giorni dal Referendum il dibattito si è finalmente un po’ acceso, ho ascoltato attentamente le obiezioni di chi andrà a votare NO, ma resto fermamente convinto delle ragioni del SI.

Nei confronti tra i diversi esponenti politici sui quotidiani locali mi sono imbattuto spesso nel dilemma riguardante il perfetto numero di parlamentari che la nostra Nazione dovrebbe avere per garantire una corretta rappresentanza del popolo italiano, ebbene questo magico numero non esiste. I libri di storia ci dicono che i Padri costituenti eletti nel 1946 lo fissarono a 556. Poi nel 1963, si verificò una vera e propria (ingiustificata) moltiplicazione di poltrone. A pochi mesi dalle elezioni, la maggioranza del governo Fanfani IV (Dc, Psdi e Pri con l’appoggio esterno del Psi) varò una legge costituzionale che cambiava per la quarta volta il numero degli eletti, moltiplicandoli ben oltre il rapporto fissato dalla Carta: 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita).

 

Altro aspetto da ricordare e su cui riflettere consiste nel fatto che prima del 1970 il potere legislativo era di esclusiva competenza del Parlamento, in seguito (nel 1970) con l’istituzione dei Consigli Regionali e del Parlamento europeo, raddoppiarono ancora da quasi 945 a 1918 (945 parlamentari, 897 consiglieri regionali, 76 eurodeputati).

Questi numeri dovrebbero mettere più di un dubbio ai sostenitori del NO, guardando altr’Alpe infatti, ci si rende facilmente conto di quanto le Camere elettive delle democrazie confinanti con l’Italia siano tutte meno pletoriche e costose delle nostre.

 

È dal lontano 1983 che in Italia si assiste ad un teatrino davvero poco edificante, infatti da allora diverse commissioni tra cui ricordiamo quella presieduta dal liberale Aldo Bozzi, poi quella della commissione De Mita-Iotti del 1993-’94 ed infine la Bicamerale D’Alema del 1997-’99, si costituivano per effettuare seri tagli alla Casta e poi puntualmente le proposte di queste commissioni venivano bocciate in Parlamento.

 

A chi invece dovesse obiettare del perché oggi votare SI e quando nel 2016 siamo stati chiamati ad esprimerci sulla controriforma Renzi-Boschi-Verdini, che stravolgeva oltre un terzo della Costituzione, tagliava gli eletti ma solo al Senato (al loro posto avremmo avuto 100 nominati dai Consigli regionali) e nel contempo aboliva il CNEL, ci siamo battuti per il NO, rispondo che l’articolo 138 della Carta Costituzionale

prevede modifiche limitate e non certo uno stravolgimento ampio e soprattutto eterogeneo.

 

Trovo poi assurdo e sicuramente sarà un caso di scuola che verrà studiato nei decenni a seguire il fatto che due partiti come Forza Italia e Lega, dopo aver approvato la riforma quattro volte su quattro, hanno poi incredibilmente raccolto le firme di 71 senatori e porteranno l’Italia questa Domenica e Lunedì ad esprimersi su una legge approvata da tutti e promessa da 40 anni.

 

Nel dettaglio ecco 8 buoni motivi che reputo dirimenti per decidere di votare SI a questo referendum:

 

  • IL PARLAMENTO SARÀ PIÙ EFFICIENTE. Durante l’Assemblea Sostituente, precisamente il 13 settembre 1946, Luigi Einaudi disse: “Quanto più è grande il numero dei componenti di un’Assemblea, tanto più essa diventa incapace ad attendere all’opera legislativa che le è demandata”.

 

  • ABBIAMO QUASI 2000 “LEGISLATORI”, SONO TROPPI! Quando la Carta entrò in vigore, nel 1948, si pensò di legare la quantità di seggi in Parlamento al numero degli abitanti, rendendo quindi variabile la composizione di Camera e Senato a seconda della popolazione. Solo nel 1963 si arrivò, attraverso una riforma costituzionale voluta dalla Dc e dai suoi alleati, all’attuale formazione di 630 deputati e 315 senatori. Ma né nel 1963 né tantomeno nel 1948 esistevano i consigli regionali e il Parlamento europeo: istituzioni legislative che garantiscono ulteriore rappresentanza politica, da una parte con un ente intermedio tra Stato e Comune e dall’altra portando i nostri interessi nell’Unione. Ma che han fatto lievitare il numero dei legislatori eletti a 1918: 945 parlamentari, 76 eurodeputati e 897 consiglieri regionali.

 

 

  • SI APRE LA STRADA A UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE. Come sostiene la costituzionalista Lorenza Carlassare, il Sì permetterà, anzi imporrà, non foss’altro che per ridisegnare collegi più ampi di “approvare una legge elettorale” che restituisca agli elettori il diritto e il potere di scegliersi i parlamentari. Il taglio permetterà anche di approvare correttivi già incardinati in Parlamento: il 25 settembre arriva alla Camera il “Brescellum”, un proporzionale sul modello tedesco con soglia di sbarramento al 5% e potrebbe essere l’occasione per reintrodurvi le preferenze.

 

  • POTREMO CONTROLLARE MEGLIO I PARLAMENTARI. Tagliare il numero dei parlamentari, meglio se con un buon sistema di scelta, sortirà un altro effetto positivo: gli eletti, essendo stati scelti da un maggior numero di elettori, saranno più rappresentativi e autorevoli e si sentiranno anche più autonomi dal controllo dei partiti. Essendo meno numerosi (da 945 a 600), ciascuno non potrà più nascondersi dietro gli altri 944 e approfittare dell’anonimato di un’assemblea pletorica per non lavorare: gli eletti sapranno cioè di essere più riconoscibili, dunque più controllabili dall’opinione pubblica e dai cittadini.

 

  • IL TAGLIO C’È GIÀ: NON DOBBIAMO PAGARE GLI ASSENTEISTI! Secondo i dati Openpolis, nella scorsa legislatura “dei circa mille deputati e senatori, solo un centinaio è riuscito a influire sui lavori di Montecitorio e Palazzo Madama”. Tra il 2013 e il 2018, “il 40% dei deputati e il 30% dei senatori ha disertato più di un terzo delle votazioni”.

 

  • CI ALLINEIAMO AGLI ALTRI PAESI EUROPEI. Con il taglio, l’Italia si uniforma agli altri Paesi europei per i costi e i numeri del Parlamento e per le riforme in materia. In primo luogo, secondo i bilanci di previsione della Camera, il Parlamento italiano è il più caro d’Europa se paragonato agli altri Paesi omogenei al nostro.

 

  • SI RISPARMIA IL 7% DEI COSTI DEL PARLAMENTO. Secondo Roberto Perotti, docente di Macroeconomia alla Bocconi, si risparmia circa il doppio: 100 milioni all’anno, di cui 22 per le indennità, 35 per rimborsi spese, diaria e assistenti, 20 per vitalizi e doppia pensione e altri 20 per i costi variabili, dalla pulizia dei locali alla carta prodotta per leggi, emendamenti e dossier. Con questo calcolo il risparmio arriva a quota mezzo miliardo a legislatura. Ma c’è chi, come il sottosegretario 5Stelle Riccardo Fraccaro, fa notare che le spese scenderanno ancora di più, tenendo conto dei contributi ai gruppi parlamentari.

 

  • SE VINCE IL SÌ, POSSIBILI ALTRE BUONE RIFORME. Il taglio del numero dei parlamentari può essere l’inizio di un percorso volto a migliorare l’efficienza del Parlamento e la selezione dei nostri rappresentanti. Auspico che a seguire i parlamentari si riducano gli stipendi, adeguandoli alla media degli altri Paesi europei. Oggi i parlamentari italiani sono i più pagati al mondo. Altra riforma non più rinviabile è la cancellazione delle liste bloccate che dal 2005 ci hanno espropriati del potere di scegliere con una preferenza il nostro rappresentante.

 

Rocco Cipriano

Attivista M5S Formigine

 

 

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